sabato 4 aprile 2009

Novembre

ha 30 giorni, il giorno ha 10 ore e la notte 14 ore

 

1              I santi taumaturghi e anarghiri Cosma e Damiano: licenza di vino e olio.

2             I santi martiri Acindino, Pigasio, Aftonio, Elpidoforo e Anempodisto.

                Il santo martire Giusto, che fu finito a Trieste.

3             I santi martiri Akepsimà, Giuseppe e Aithalà.

                Il sacromartire Libertino, vescovo d’Agrigento.

4             Il venerando padre Ioannikio.

                San Giovanni Vatatze, imperatore dei Romani, il Misericordioso.

                Il nostro venerando padre Gregorio.

Nato a Cassano, attorno al 982 fu preso come ostaggio dai Francogermanici e tradotto a Burtscheid, dove si addormentò nel Signore.

5             I santi martiri Galattione ed Epistimi.

6             Il nostro venerando padre Paolo il Confessore.

                Il nostro venerando padre Luca.

Nato in Taormina, fu eremita sull’Etna e poi nei dintorni di Costantinopoli. In seguito si stabilì nei pressi di Patrasso e infine si addormentò in pace a Corinto.

7             I trentatré santi martiri in Melitini.

                San Prosdokimo, primo vescovo di Padova.

8             Sinassi del condottiero Michele e di tutte le Schiere sovracelesti: licenza di vino e olio.

                San Deusdedit, papa di Roma Antica, che si addormentò nel 618.

                La veneranda Eufrosina, Pazza per Cristo.

Nata nel Peloponneso attorno all’854, sin da bambina visse in Calabria; raggiunta la maturità, abbandonò gli abiti femminili e, vestita come un pellegrino, per trenta anni si diede a passare da monastero in monastero. Giunta a Nuova Roma, riprese gli abiti femminili e si rinchiuse nel sotterraneo del Monastero della Fonte d’Acqua Viva. Sopraffatta dalla notorietà (anche l’imperatore Leone il Sapiente andava a trovarla per chiederne i consigli), Eufrosina uscì dallo scantinato dove sino allora era vissuta, e fondò il Monastero della Trinità, presso la porta di Calabro; in seguito si trasferì nel Monastero della Protezione della Tuttasanta, dove si addormentò in pace nel 923.

9             Il santo martire Onesiforo, e la veneranda Matrona.

10           Il santo martire Oreste, e la veneranda Teoktista.

11            I santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo, e il nostro venerando padre Teodoro, igumeno di Studion.

                San Martino, vescovo di Tours.

Nato in Pannonia, a Pavia abbracciò la fede cristiana. Nel 354 abbandonò la vita militare e si diede a vita monastica, dapprima a Milano e poi in Liguria. Nel 371 fu eletto vescovo di Tours nelle Gallie, dove si addormentò nel 397.

                Il venerando Bartolomeo.

Nato a Rossano, discepolo di san Nilo il Nuovo, si addormentò a Grottaferrata attorno al 1055.

12           Il nostro padre tra i santi Giovanni il Misericordioso: licenza di vino e olio.

13           Il nostro padre tra i santi Giovanni il Crisostomo.

14           Il santo apostolo Filippo: licenza di pesce.

                Il nostro venerando padre Fantino il Nuovo.

Nato nel nord della Calabria, fu discepolo di sant’Elia lo Speleota nel Monastero delle Grotte di Melicuccà. Dopo una lunga ascesi sui monti tra Calabria e Basilicata, a causa dei Francogermanici fu costretto a fuggire a Tessalonica, dove si addormentò all’inizio dell’undicesimo secolo.

                Il nostro padre tra i santi Gregorio il Palamas.

                Domani, a Dio piacendo, iniziamo il digiuno del Natale.

15           I santi confessori Samonà, Gurìa e Avìv.

                I devoti Giustiniano e Teodora, imperatori dei Romani.

16           Il santo apostolo ed evangelista Matteo: licenza di vino e olio.

                Il santo martire Agostino, vescovo di Capua, e Felicita, sua madre.

17           Il nostro venerando padre Gregorio il Taumaturgo.

18           Il santo martire Platone.

19           Il santo profeta Avdios, e il santo martire Varlaàm.

                Il nostro venerando padre Simone il Calabrese.

Viveva egli in un cenobio della Calabria quando alcuni suoi confratelli, forse mentre erano a pesca in mare con un giovane servo del monastero, furono catturati dai Saraceni e venduti come schiavi. Simone andò in Africa e riuscì a incontrarne uno; mentre parlava con lui per scoprire dove fossero gli altri, ecco sopraggiungere il padrone, che stese la mano per colpirlo: subito restò paralizzato. Anche un altro saraceno, ch’era con lui, si trovò con la mano paralizzata. Gli astanti allora afferrano Simone, lo portano dall’Emiro e dicono: “Questo qui è uno stregone! Ha fatto seccare la mano di quelli che volevano colpirlo”. Di parere totalmente diverso furono i mullâh, i saggi che facevano parte del Consiglio dell’Emiro: “Forse è invece un servo di Dio e, con le sue preghiere, può risanare”. Simeone infatti fa un segno di croce sulle mani paralizzate, ed esse subito si sciolgono. Vedendo il prodigio, l’Emiro concede a Simone di riprendersi i quattro ch’era andato a cercare, e anche quanti altri cristiani volesse. Non solo: l’Emiro colma Simone di doni, e dispone una scorta per garantire la sua sicurezza nel viaggio di ritorno. Salparono dunque dall’Africa e durante la navigazione i Saraceni restarono ammirati nel vedere Simone immerso nella Preghiera continua. Costretti dai venti contrari a fermarsi presso un isolotto, consumarono ben presto tutta l’acqua che avevano stivato. Ma il santo pregò su alcuni barili che aveva fatto riempire d’acqua di mare, ed essa divenne dolce: Simone compì questo miracolo diverse volte, finché tutti poterono approdare in Calabria, dove il santo in seguito si addormentò nel Signore.

20          Il nostro venerando padre Proclo.

                Il nostro venerando padre Gregorio il Decapolita.

Nato a Tiberiopoli, nella decapoli d’Isauria, dopo una lunga preparazione spirituale si fece monaco pellegrino. Peregrinando, giunse a Corinto e da lì si imbarcò per il Salento; a Otranto però passò i suoi guai a causa del vescovo iconoclasta, che lo fece imprigionare. Dopo essere riuscito a guadagnare la libertà, scese sino a Reggio dove, a causa degli eretici, visse qualche tempo nascosto in casa di un insospettabile poverello. Passò poi a Siracusa, dove finì nuovamente recluso: dalle sbarre della torre in cui si trovava ristretto non mancò tuttavia di gratificare il popolo ortodosso con i suoi insegnamenti. Attorno all’830 Gregorio riuscì ad ottenere la libertà e raggiungere Tessalonica, dove incontrò il siracusano san Giuseppe l’Innografo.

                Il nostro venerando padre Cipriano il Medico.

Nacque attorno al 1140 nella grande città di Reggio, da genitori nobili e ricchi i quali, da fanciullo, lo affidarono a diversi maestri. Da costoro fu condotto alle vette della Scrittura divina; dal padre, medico, ma più ancora dalla Grazia del Santo Spirito, apprese la scienza della medicina. Con il permesso dei suoi genitori, dopo avere rinunciato alle ricchezze, al nome e alle proprietà a favore dei fratelli, seguì Cristo e si recò nel Monastero del Salvatore di Messina; si presentò al suo igumeno e gli chiese di giudicarlo degno di accoglierlo e di indossare l’abito monastico. Questi, sapendo da tempo chi fosse e da dove venisse, riconoscendo la pietà e la condizione del giovane, lo accolse ben volentieri. Dopo averlo guidato e istruito, gli tagliò i capelli e lo enumerò tra i fratelli: in seguito ricevette tutti gli ordini sacri. Avendo vissuto a lungo nella stessa fraternità, fu preso dall’irresistibile desiderio di tornare dalle sue parti per dedicarsi a Dio in solitudine e allontanarsi dagli scandali che si possono verificare in un cenobio. Presentatosi al Superiore, gli manifestò la volontà di vivere in solitudine e lo trovò incline e d’accordo con le sue parole: in spirito quegli vide che Cipriano si avviava all’esicasmo.

Da Messina, Cipriano si trasferì quindi in una proprietà di famiglia, detta Pavlìana, oggi Pavigliana, nella quale c’era un tempio bellissimo e famoso, dedicato a santa Paraskevì. Lì si dedicava alle virtù utili all’anima e si guadagnava con il proprio lavoro il pane della giornata. La sua fama si diffuse ovunque e molti afflitti da malattie fisiche e spirituali che si recavano da lui non restavano delusi nelle loro speranze perché egli, profondo conoscitore della scienza di entrambi le malattie, a tutti dispensava con abbondanza la cura senza farsi pagare. Non pochi, grazie ai suoi insegnamenti, abbandonarono la vita mondana e decisero di vivere con lui, facendosi tagliare i capelli dalle sue preziose mani.

Intanto, parte da questa vita l’igumeno Paolo del Monastero di San Nicola dei Calamizzi, e suo successore fu eletto Cipriano. Designato all’incarico non dagli uomini ma dall’alto, con premura e impegno insegnò in modo divino tutto ciò che era gradito a Dio e utile alla vita monastica, presentandosi a tutti come copia, modello e regola perfetta.

Mentre si impegnava bene in tutte queste cose, molto si logorava e soffriva per il suo gregge. La situazione illegale di quel tempo, spingeva i Latini a ridurre a male le cose del monastero, ma l’uomo di Dio non si stancava di ammonire, supplicare, esortare a temere Dio e smettere di trattare ingiustamente la Chiesa ortodossa. E si placarono nel fare il male; anzi alcuni dei Latini si fecero familiari della Chiesa e fratelli del monastero.

Dopo essere vissuto sempre bene e giunto a grande vecchiaia, per grazia del Santissimo Spirito conobbe la sua partenza verso Dio. Pur essendo senza forze per la vecchiaia e pur avendo il piede destro paralizzato tanto che non poteva fare nemmeno un passo senza il bastone (il grande odio di Satana lo aveva fatto precipitare da un carro e gli aveva maciullato un piede), prese due fratelli e, salito su una carrozza, si recò in tutti i metochia del monastero. In ciascuno si fermò un giorno, per consigliare e istradare i fratelli che c’erano lì, dettando le ultime volontà. Infine, dando a tutti il perdono, chiedeva il loro perdono: quelli gli concedevano il perdono, abbracciandolo e baciandogli le mani e i piedi, senza che essi capissero perché. Dopo avere fatto questo in tutti i metochia, tornò al monastero, si ammalò subito e si addormentò nel sonno dei giusti, attorno all’anno 1240, insegnando a tutti, ammaestrando tutti, perdonando tutti.

21           Ingresso della Madre di Dio al Tempio: licenza di pesce.

                San Gelasio, papa di Roma Antica, che si addormentò nell’anno 496.

                Il nostro venerando padre Nicola, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula negli anni 1152-1174.

22          La santa martire Cecilia.

                Il nostro venerando padre Nicodemo, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula, che si addormentò nell’anno 1220.

23          Il nostro venerando padre Anfilochio.

                San Clemente, discepolo degli apostoli e papa di Roma, martire nel Chersoneso.

                San Saturnino, martire in Cagliari.

                Il nostro padre tra i santi Ermogene, vescovo di Agrigento.

24          Il nostro padre tra i santi Gregorio, vescovo di Agrigento.

Il padre, Caritone, era cantore; la madre si chiamava Teodote; fu immerso nel Lavacro della rinascita dal vescovo Potamione. Gregorio apprese la grammatica, la lettura, il calcolo e il ciclo annuale delle feste, imparò a memoria il salterio, e a dodici anni fu ordinato lettore: aveva una voce molto dolce nel canto; era biondo, dagli occhi belli, bocca e naso armoniosi, sopracciglia perfette, labbra sottili. Preso dal desiderio di visitare i Luoghi Santi, di nascosto Gregorio si imbarcò su una nave diretta a Cartagine, da dove si recò a Tripoli di Siria e poi a Gerusalemme. In un anno tra il 665 e il 676, fu ordinato diacono dal patriarca Macario e in seguito, dopo aver studiato retorica attica, grammatica, filosofia e astronomia, soggiornò ad Antiochia, ospite del vescovo Eustazio, e infine si stabilì nel Monastero dei Santi Sergio e Bacco, a Nuova Roma. Qui, nel 680, partecipò al VI Concilio Ecumenico, in rappresentanza del vescovo di Costantia di Cipro. Finiti i lavori conciliari, Gregorio si trasferì nel Monastero di San Saba sull’Aventino, nell’antica Roma.

Intanto la Chiesa di Agrigento era divisa da lotte intestine: alla morte del vescovo Teodoro, alcuni volevano eleggere il sacerdote Sabino, altri il diacono Crescentino. Su proposta dell’arcidiacono Euplo, fu scelto invece Gregorio, che era stato onorato grandemente dal Concilio di Costantinopoli.

Gregorio prese possesso della sua diocesi ma, accusato falsamente da alcuni eretici, per ordine del Papa fu rapito, portato a Roma e messo in carcere. L’imperatore e il Patriarca ecumenico, appresa la notizia dell’arresto di Gregorio, mandano subito a Roma Antica i vescovi di Ankira, di Cizico e di Corinto, il diacono Costantino di Santa Sofia e lo spatario Marciano, che ne ottengono la liberazione. Gregorio si recò quindi a Costantinopoli e, insieme all’imperatore Giustiniano II, dedicò tutta la quaresima del 692 a preparare il Concilio Quintosesto, i cui canoni tentarono di riportare la cristianità occidentale all’ortodossia della tradizione liturgica e disciplinare. Gregorio fa quindi ritorno ad Agrigento, colmo di doni avuti dall’imperatore e dalla sua sposa Teodora: non gli fu possibile però rientrare nell’episcopio, occupato dagli eretici, e fu costretto a stabilirsi presso l’edificio sacro agli dei Eber e Raps, che trasformò in tempio cristiano, dedicato ai santi Pietro e Paolo. Dopo una lunga vita e dopo aver edificato il popolo con molti miracoli, Gregorio si addormentò in pace.

25          La santa grande martire e sapientissima Caterina: licenza di vino e olio.

                La lotta del grande martire Mercurio.

                San Felice il Confessore.

Vescovo di Ravenna, fu accecato e relegato nel Ponto, e restituito alla sua sede soltanto nel 712.

26          Il nostro venerando padre Alipio.

                San Siricio, papa di Roma Antica, che si addormentò nel 399.

27           Il santo martire Giacomo il Persiano.

28          Il santo martire Stefano il Nuovo.

                Il santo imperatore Maurizio che nell’anno 602, per imitare i martiri, accettò volontariamente la morte inflittagli da un mostro sanguinario.

                San Gregorio III, papa dell’antica Roma, che si addormentò in pace nell’anno 741.

29          Il santo martire Paramone.

30          Il santo apostolo Andrea il Primochiamato: licenza di vino e olio.

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