sabato 4 aprile 2009

Dicembre

ha 31 giorni, il giorno ha 9 ore e la notte 15 ore

 

1              Il santo profeta Naum.

2             Il santo profeta Avvakum.

                San Cromazio, vescovo di Aquileia.

3             Il santo profeta Sofonia.

4             La santa martire Barbara: licenza di vino e olio.

                Il nostro venerando padre Giovanni il Damasceno.

Insieme al suo fratello adottivo, Cosma il Poeta, fu discepolo del sapientissimo monaco calabrese Cosma che, fatto prigioniero dagli Arabi, era stato portato in Damasco per essere venduto come schiavo, e che era stato riscattato da Shargun, padre di Giovanni.

5             Il nostro venerando padre Sabba il Santificato: licenza di vino e olio.

                I santi padri uccisi dai Latini.

6             Il nostro padre tra i santi Nicola il Taumaturgo, arcivescovo di Mira in Licia: licenza di vino e olio.

7             Il nostro padre tra i santi Ambrogio, vescovo di Milano.

                Sant’Eutichiano, papa di Roma, che si addormentò attorno all’anno 283.

8             Il nostro venerando padre Patapio.

9             Concepimento di sant’Anna: licenza di vino e olio.

10           I santi martiri Minà Bellavoce, Ermogene ed Eugrafo.

                Il nostro padre tra i santi, Luca il Grammatico, che molto lottò per la Fede ortodossa e la Nazione dei Romani.

Questo nostro beato padre fiorì a Melicuccà: suo padre era Ursino e la madre Maria, ortodossi di splendida vita; sin da ragazzo si preparò ad abbracciare la vita monastica, così apprese la Preghiera continua. Preceduto dalla grande fama della sua virtù, è innalzato all’eccelso grado del sacerdozio; ascese quindi alla grande carica di sommo pontefice. Egli era misericordioso, compassionevole, ospitale; praticava l’esicasmo ma era sempre disponibile: il popolo che a lui accorreva, veniva beneficato e ciascuno tornava alle proprie case rendendo grazie a Dio. A tutti diceva di strappare dall’anima la zizzania con il digiuno e con la spada della Preghiera continua. Bisognava vederlo come viaggiava per insegnare nelle città e nei paesi: predicava, ammoniva, insegnava. Non privò la Sicilia del suo insegnamento: percorse quella terra pericolosa a causa dei Franchi che vi si erano insediati, non fece caso alle parole di quegli atei e in tutta l’Isola annunciò la salvatrice parola di Dio, fermandosi nelle città per ordinare sacerdoti. Poi partì, volendo rifugiarsi nella Capitale ma, giunto a Taranto, fu costretto a tornare in Calabria. E andava ovunque e in ogni città: proprio questo fu lo scopo della sua vita.

Da due anni un barone normanno straziava la gente di Squillace e tutta la zona era afflitta per la ferocia di quella bestia. Si rifugiano allora dal nostro padre, supplicandolo e pregandolo di liberarli da quella piaga. Egli, vero pastore che custodisce il gregge del Signore, li liberò da quella orribile belva. Ordinò loro il digiuno, li infervorò per tre giorni, e il mattino successivo li riunì tutti e si diresse verso la cattedrale. In quella stessa ora l’animale uscì e si mise a seguire una bambina. Entrata in casa la bambina, le andò dietro; subito la porta si chiuse da sola e la bambina si rifugiò nella stanza più interna, protetta dalla Grazia divina. Allora alcuni arrivarono di corsa e uccisero la bestia.

Una volta ci fu una discussione con i Latini, sull’uso del pane fermentato oppure azzimo. Il santo li subissò con una infinita quantità di prove tratte dalla Scrittura, e concluse: “Voialtri, ipocriti farisei, celebrate come i Giudei, senza lievito; battezzate in qualsiasi giorno e credete un incredibile numero di eresie perché non pensate con ortodossia”. Così parlando, li spinse alla rabbia estrema: fecero una capanna e lo trascinarono dentro per bruciarlo vivo; appiccarono il fuoco ai quattro angoli della capanna. Il fuoco divorò tutto ma non toccò neppure un pelo del santo: egli apparve in mezzo alle fiamme in preghiera, illeso e incolume. Gettò gli eretici nella vergogna e nel timore, incitò gli ortodossi a dare gloria.

Una divina rivelazione gli fece sapere che il giorno della sua partenza era alle porte. In fretta raggiunse il monastero del monte Viotirito, a Solano di Bagnara, e chiamò i vescovi della zona, gli igumeni e i rappresentanti del clero. Dice: “Figli e fratelli miei, ora torno a Dio, è giunta l’ora della mia liberazione. Tenetevi saldi nella fede ortodossa”. Queste cose e molte altre simili insegnò ai fratelli e ai discepoli, e li benedisse. Così rese l’anima beata, mattina di giovedì 10 dicembre 1114.

Il santo, quando ancora era in vita, aveva scongiurato un latino di Briatico di non perseguitare i sacerdoti ortodossi, ma quello non voleva ascoltare. Gli venne un accidente: si ricordò dei rimproveri del santo e di corsa si rifugiò allora presso la tomba del santo, promettendo e firmando che da quel momento i nostri sacerdoti sarebbero stati tranquilli. Questo giurando e molto di più promettendo, il nostro Dio lo guarì ma quello, poco dopo, dimenticati i giuramenti, con più grande violenza perseguita gli ortodossi. Un male peggiore del primo lo afferrò e giacque abbandonato dall'aiuto di Dio e del santo.

11            Il nostro venerando padre Daniele lo Stilita.

                San Damaso, papa di Roma, che scrisse mirabili versi in memoria dei santi martiri.

                In questo giorno, se cade di domenica, o nella domenica che viene subito dopo, facciamo memoria del patriarca Abramo e di tutti i progenitori del Salvatore, sia prima della Legge sia sotto la Legge.

12           Il nostro venerando padre tra i santi Spiridone, vescovo di Trimitunte in Cipro: licenza di vino e olio.

13           La lotta dei santi grandi martiri Eustrazio e Aussenzio.

                La santa martire Lucia.

La fama della gloriosa martire Agata si diffondeva ovunque per i miracoli da essa operati, e anche il popolo di Siracusa si recava a Catania per venerarla. Fra questi, nel giorno della festività, andò Lucia con sua madre Eutichia, la quale soffriva da quaranta anni di flusso di sangue e aveva speso molto per medici, senza che potesse trovare alcuna cura. Avvenne allora che nell’ascoltare il Vangelo intorno all’emorroissa, Lucia disse: “Mamma, se credi a quel che è stato letto, tocca con fede il sepolcro di Agata e sarai liberata dal male”. Dopo che tutti si ritirarono, Lucia vide in sogno sant’Agata che le diceva: “Sorella mia, perché chiedi a me quel che puoi dare tu? Per la tua fede è stata guarita tua madre. In verità, come per me è beneficata Catania, così anche la città di Siracusa per te sarà custodita”. Udite queste parole, Lucia si desta e dice: “Mamma, eccoti guarita; la tua preghiera è stata esaudita. Però non parlarmi più di nozze”. Tornate a Siracusa, diedero allora inizio alla vendita dei beni che possedevano e alla distribuzione di questi ai poveri, ma venne a saperlo il fidanzato di Lucia, che chiese per quale motivo avvenisse la vendita di ornamenti, vesti e terreni. Eutichia disse: Lucia vuole acquistare a tuo nome un podere che rende mille denari l’anno”. Quegli, rassicurato, andò via, e Lucia vendette così ogni possedimento e ne fece distribuzione ai bisognosi. Ma il fidanzato viene a sapere che Lucia praticava con i cristiani, e presenta denunzia al governatore Pascasio: “Lucia non obbedisce all’editto degli Augusti, ma onora Cristo”. Allora Pascasio, fatta arrestare Lucia, ordinò che sacrificasse agli dei. Lucia rispose: Offro me stessa a Cristo Dio quale sacrificio vivente e faccia egli quel che gli piace dell’offerta che gli appartiene”. Pascasio disse: “Queste parole vai a dirle agli stolti cristiani; io osservo le leggi dei Cesari”. Lucia disse: “Se tu osservi i decreti dei tuoi imperatori, io pratico la legge di Dio; tu hai paura delle loro disposizioni, e io temo il mio Dio”. Pascasio domandò: “Il tuo patrimonio a chi lo hai dato?” Lucia rispose: “Il mio patrimonio l’ho messo al sicuro”. Allora Pascasio irato ordinò che Lucia fosse deflorata e poi messa a morte ma, come le guardie fecero per trascinarla verso il lupanare, lo Spirito Santo le diede totale immobilità, e non poteva essere in alcun modo rimossa. Venne a spingerla un gran numero di soldati, ma quella rimaneva ferma come un macigno; vennero anche maghi e i sacerdoti degli idoli, ma i convocati non poterono far muovere la martire; portarono pure molte paia di buoi, per vedere se mai potessero trascinarla. Pascasio allora gridò: “Quali sono le tue magie?” Lucia rispose: “Non è una magia, è la Potenza di Dio!  Miserabile Pascasio, perché sei furente? Hai avuto la prova che io sono tempio di Dio; credi dunque!” All’udire queste parole, Pascasio di più si infuriava; ordinò allora ai servi di accendere un gran fuoco intorno a Lucia, e di gettare nel fuoco pece, resina e olio, ma neanche il fuoco ebbe potere sulla giovane che profetizzò: E’ stata data la pace alla Chiesa di Dio! Diocleziano e Massimiano lasceranno l’Impero!” E avendo così detto, le tagliarono la testa.

                Il nostro padre tra i santi Nicola il Nuovo taumaturgo, vescovo di Sant’Agata, cioè Oppido, nell’undicesimo secolo.

14           I santi martiri Tirso e Leucio.

                Il nostro venerando padre Angelo, igumeno del Monastero di Caponapoli presso Napoli, nel 6° secolo.

15           Il santo sacromartire Eleuterio: licenza di vino e olio.

                Il santo sacromartire Giovanni VIII, papa dell’antica Roma.

Ottimo amico del santo patriarca di Costantinopoli Fozio, condannò severamente l’orrenda bestemmia del Filioque e perciò nell’anno 882 fu avvelenato dai Franchi che poi, a colpi di scure, fecero a pezzi il cadavere.

16           Il santo profeta Aggeo.

                Il nostro venerando padre Macario, figlio dei santi Cristoforo e Kalì, nell’undicesimo secolo.

17           Il santo profeta Daniele e i tre giovani, Ananìa, Azarìa e Misaìl: licenza di vino e olio.

                I venerandi Cristoforo e Kalì, sua sposa, di Colosse, sconosciuta località della Sicilia, nell’undicesimo secolo.

18           Il santo martire Sebastiano.

                In questo giorno, se cade di domenica, oppure nella domenica che viene subito dopo, facciamo memoria di tutti i giusti che sin dal principio dei tempi furono graditi a Dio, da Adamo ed Eva sino a Giuseppe, il promesso sposo della Madre di Dio, come anche di tutti i profeti e di tutte le profetesse.

19           Il santo martire Bonifacio.

                Sant’Anastasio, papa dell’antica Roma, che si addormentò nell’anno 401.

20          Il santo sacromartire Ignazio il Teoforo: licenza di vino e olio.

21           La santa martire Giuliana.

22          La santa martire Anastasia Sciogliveleni.

23          I dieci santi martiri in Creta.

24          Il censimento della Madre di Dio: digiuno.

                La veneranda martire Eugenia.

25          La nascita carnale del nostro Signore Gesù Cristo.

                Oggi, e sino alla vigilia delle Luci, licenza di tutto.

26          Sinassi della Madre di Dio.

                Il nostro padre tra i santi Eutimio, vescovo di Sardi, che per la fede fu esiliato a Patalaria, cioè Pantelleria.

                Il nostro venerando padre Efrem il Solitario.

Si narra che il santo imperatore Maurizio, salito al trono dei Romani nel 582, abbia fatto costruire un sontuoso tempio presso Rossano, accanto alla grotta dove viveva questo nostro padre: durante i lavori, su un pilastro apparve non dipinta da mano umana l’immagine della Tuttasanta.

Con il passare dei secoli, l’icona si annerì, e il popolo diceva che la Tuttasanta era triste da quando i Latini si erano impossessati del tempio. Nel 1460, infatti, giunse a Rossano il vescovo latino Matteo Saraceni il quale iniziò subito la costruzione d’un convento francescano: ma quel che i suoi operai costruivano di giorno, il popolo distruggeva di notte. I sacerdoti ‘greci’ di Rossano furono allora scacciati dalla città come sobillatori, e d’allora poterono celebrare solo nelle campagne. Per mettere a tacere il mormorio popolare, le autorità pontificie affidarono al pittore Salvatore Ferrari l’incarico di pulire l’icona, ma appena questi stese la mano, un raggio abbagliante rifulse nel tempio e l’icona apparve in tutti i suoi antichi e smaglianti colori. Era il 26 dicembre 1741: del prodigio, avvenuto alla presenza di centinaia e centinaia di testimoni, fu steso accurato verbale.

27           Il santo primo martire Stefano.

                San Dionisio, papa di Roma, che si addormentò nell’anno 268.

28          I santi duemila martiri di Nicomedia, e il nostro venerando padre Teodoro l’Inciso.

                Memoria del grande maremoto e terremoto dell’anno 1908.

29          I santi fanciulli uccisi da Erode, e il venerando Marcello.

30          La santa martire Anisia.

                Il nostro venerando padre Lorenzo.

Nacque a Frazzanò da Cosma e Costanza; rimasto orfano in tenera età, fu affidato al Monastero di San Basilio in Draghina, cioè Troina. Cresciuto in età, grazia e sapienza, Lorenzo rivestì l’abito monastico e fu ordinato sacerdote. Ritiratosi sull’Etna, Lorenzo vi passò quaranta giorni in totale digiuno, fatto degno di visioni divine e angeliche conversazioni. Stremato dall’inedia, stava per morire ai piedi d’un albero spoglio, quando improvvisamente un ramo si coprì di foglie, e subito di fiori, ed ecco che si curvò sotto il peso di frutti maturi. Lorenzo coglie un frutto per rifocillarsi, quando ecco gli si para davanti un uomo orribile a vedersi, tutto nudo, che si presenta come un monaco calabrese, da sei anni eremita sull’Etna, inviato da Dio per confortare Lorenzo. Dopo aver pregato insieme, l’eremita si allontana e subito l’albero torna spoglio: Lorenzo allora parte per la Sicilia continentale e si ferma a vivere nel Monastero di Santa Kiriakì, cioè a Santa Domenica sotto Gambarie, dedicandosi all’istruzione religiosa e richiamando quanti, in quegli anni tristi, si erano allontanati dalla Chiesa ortodossa. Dopo aver celebrato la Pasqua nel Monastero di Polsi, Lorenzo fece ritorno al suo paese natale dove, dopo aver compiuto stupendi prodigi, si addormentò in pace, pare al tempo di Guillaume de Hauteville, detto il Malvagio, ovvero attorno agli anni 1154-1166.

31           La veneranda madre Melania la Romana.

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