sabato 4 aprile 2009

Giugno

ha 30 giorni; il giorno ha 15 ore e la notte 9 ore

 

1              Il santo martire Giustino il Filosofo.

                Il nostro venerando padre Simeone il Pellegrino.

Nato a Siracusa, con tutta la famiglia si trasferì a Nuova Roma. Pellegrinò poi ai Luoghi Santi e per qualche tempo si fermò a Gerusalemme. Eremita lungo il Giordano, fu ordinato diacono e poi sacerdote nel Monastero della Theotokos di Betlemme; passato al Monastero di Santa Caterina, vi trascorse lunghi anni allontanandosi solo per brevi periodi durante i quali amava ritirarsi nell’eremo sulla cima del Sinai o in una grotta nei pressi del Mar Rosso. In seguito, pare per raccogliere offerte, Simeone fu ad Antiochia, Belgrado, Roma Antica, Rouen, Verdun e Trier. Conosciuto il vescovo di questa città, Poppo von Babenberg, gli fece da guida ai Luoghi Santi e con lui ritornò a Trier. Da qui non si mosse più, e sino alla morte, attorno al 1035, visse recluso in una torre presso la Porta Nigra.

2             Il nostro padre tra i santi Niceforo, arcivescovo di Costantinopoli, il Confessore.

                Il santo martire Nicola il Kirieleison.

Egli nacque nel 1075 circa a Stiri, un villaggio tra Itea e Livadia, i genitori erano poveri agricoltori; la madre lo mandava a pascolare le pecore. Tale lavoro non durò a lungo poiché un giorno, all’improvviso, cominciò a esclamare a gran voce: Kyrie, eleison! La madre fu molto turbata e cominciò a ricorrere a minacce e sferzate, nell’intento di costringere il figlio ad abbandonare quella che lei considerava una grande stoltezza. Quando però si rese conto di non riuscire a distoglierlo dalla via intrapresa, lo cacciò di casa. Nicola aveva dodici anni quando lasciò il villaggio e salì su un monte altissimo, non lontano dall’abitato. Trovò una grotta, nella quale abitava un’orsa; al vederla il santo si munì di una croce, e disse: “In nome di Cristo, non entrare più qui!” L’orsa, obbediente, lasciò la grotta e sparì da tutta la regione. Egli poi si stabilì in quel luogo, nutrendosi soltanto di erbe crude, e giorno e notte gridava Kyrie eleison.

La madre, sospettando che Nicola fosse posseduto dal demonio, lo portò ai monaci del Monastero di San Luca; ivi per molto tempo, a scopo di cura, fu sottoposto ad angherie. Lo cacciarono dal tempio: egli stava dinanzi alle porte, gridando il Kyrie eleison. Lo chiusero in una torre: verso mezzanotte, mentre continuava a gridare Kyrie eleison, la porta si aprì prodigiosamente. I monaci lo legarono: la catena cadde a terra come una ragnatela. Lo cacciarono dal monastero: la divina Potenza lo sollevò e lo posò sulla cupola della chiesa, e furono costretti a farlo scendere a bastonate. Lo gettarono a mare: un delfino lo portò incolume a terra.

Prendendo da casa un’ascia e un coltello, Nicola salì allora sulla montagna: tagliava legna da alberi di cedro e, facendone croci, andava a piantarle agli incroci delle strade e in luoghi inaccessibili e scoscesi.

Il primo di luglio, nel Metochio di Faro, chiamato Stirisca, presso il mare, si stava preparando la festa dei santi anargiri Cosma e Damiano. L’igumeno di Stiri con i suoi monaci era solito parteciparvi tutti gli anni, e fra i tanti che accorsero, c’era anche il nostro santo. Al momento della comunione, si avvicinò per ricevere il sacrosanto corpo e sangue di Cristo. Ma l’igumeno gli rivolse parole ingiuriose, ordinando di cacciarlo fuori dalla chiesa. Rattristato e in lacrime, egli decise di partire. Si recò a Naupatto e s’imbarcò.

Sulla nave Nicola gridava continuamente Kyrie eleison: i marinai allora lo gettarono a mare ma, protetto dalla Potenza divina, giunse al porto di Otranto.

A Otranto tutti ben presto cominciarono a riconoscere la virtù divina che ricolmava quel ragazzo. E supplici gli dicevano: “Abbi pietà di noi e intercedi per noi presso il Signore, affinché per le tue preghiere siamo liberati dalla schiavitù dei barbari e i nostri parenti che si trovano in prigionia ottengano la libertà”. I Crociati, conquistata la Puglia nel 1073, avevano infatti subito iniziato a perseguitare i Romani ortodossi.

Un giorno, mentre a Otranto si teneva una processione con l’icona della Madre di Dio, il santo che seguiva e cantava Kyrie eleison, incontrò un anziano e riverendolo gli disse: “Salve, mio fratello e signore. Tu e io siamo stati plasmati dall’unico creatore”. E lo abbracciò. Ma i cristiani mormorarono: “Oh! Riverisce e saluta un ebreo!” Fu perciò costretto a lasciare Otranto, e si recò a Sogliano, a Nardò, a Racale, a Lecce. Nel Monastero di San Lorenzo, a Vèrnole, c’era un uomo agitato dal demonio. Il santo gli disse: “Apri la bocca!” Quello aprì subito la bocca e, dopo che il santo lo toccò tre volte con una croce, fu liberato dal demonio. Giunto il santo alla città di Lecce, prima di farvi ingresso si fermò nel tempio di san Zaccaria. Poi, al mattino presto, gridando Kyrie eleison, si diresse alla cattedrale, ma il vescovo uniate Teodoro lo fece prendere e fustigare. Poi due Franchi, Jean e Rumtibert, presero il santo e lo incarcerarono, legato mani e piedi. Ma rifulse una grande luce, le funi che lo legavano furono sciolte, le porte si aprirono, ed egli prodigiosamente uscì. Un giorno, nella stessa città, nei pressi della porta Nicola incontrò il conte Gotfried, che avanzava a cavallo accompagnato dai suoi. Alzate le mani al cielo, il santo gridò Kyrie eleison. A quel grido improvviso e al gesto delle mani, i cavalli si spaventarono, e disarcionarono i cavalieri facendoli finire per terra. Uno di questi si avvicinò al santo e lo prese a schiaffi. Ma, mentre gli altri cavalieri si rimettevano in movimento, colui che aveva schiaffeggiato il santo cadde improvvisamente da cavallo, rompendosi le gambe; la mano che aveva colpito il santo restò paralizzata.

Alcuni lo presero e lo condussero alla chiesa di san Demetrio e ve lo lasciarono, mani e piedi legati. Egli non smetteva mai di pregare e magnificare il Signore. Ed ecco che verso mezzanotte apparve l’angelo del Signore, e una luce intensa riempì la chiesa. Sciolti i legami, Nicola partì da lì e giunse a Veglie. Ivi, rimanendo nella casa di una povera vedova, le procurava il necessario: si caricava la legna sulle spalle, e la portava in quella casa. Andò poi a Taranto, sempre gridando Kyrie eleison, e Convertitevi! Al clamore provocato, il vescovo latino Albert diede ordine di dargli molte frustate. E infatti, lo frustarono tanto disumanamente e selvaggiamente, che la terra circostante si tinse del suo sangue. Partito da quel luogo, venne nella città di Trani; a causa però delle molte e insopportabili piaghe che gli avevano lacerato il corpo, giunto alle porte della chiesa della Madre di Dio, si accasciò per terra. Una luce indescrivibile lo circondò, mentre una voce gli preannunciava l’ultimo pellegrinaggio, quello che l’avrebbe portato al Signore: in questa terra era vissuto circa diciotto anni appena.

3             I santi martiri Lucilliano e Paola, e i loro figli Claudio, Ipazio, Paolo e Dionisio.

4             Il nostro padre tra i santi Mitrofane, arcivescovo di Costantinopoli.

5             Il santo sacromartire Doroteo, vescovo di Tiro.

                Il santo martire Cristoforo.

                Il santo martire Gregorio vescovo di Lilibeo, forse al tempo dei Vandali ariani.

                Il nostro padre tra i santi Giovanni Angheloptis, arcivescovo di Ravenna.

Come un vero angelo, egli vegliò sulla sua Chiesa e sull’intera penisola italiana negli anni oscuri dell’invasione dei Goti ariani, che proprio ai suoi giorni conquistarono Ravenna; dopo aver molto sofferto a causa delle loro stragi e devastazioni, si addormentò nell’anno 494.

                Il santo martire Marco Chatzikonstantinu.

Nato a Tessalonica, viveva a Smirne, dove abiurò. Recatosi per lavoro a Trieste, nel 1792 si stabilì a Venezia. Qui ritornò in seno alla Chiesa, iniziò a frequentare lo storico tempio di San Giorgio dei Greci, e, dopo aver confessato tutti i suoi peccati, fu preso dall’ardente desiderio di testimoniare la fede ritrovata; attorno al 1801 si recò perciò a Chios, dove fu arrestato e decapitato.

6             Il nostro venerando padre Ilarione il Nuovo, igumeno del Monastero dei Dalmati.

7             Il santo sacromartire Teodoto di Ankira.

                Le sante martiri Esia e Susanna di Taormina.

8             Traslazione delle reliquie del santo grande martire Teodoro: licenza di vino e olio.

9             Il nostro padre tra i santi Cirillo, arcivescovo d’Alessandria.

10           La lotta dei santi martiri Alessandro e Antonina.

11            I santi apostoli Bartolomeo e Barnaba.

                Traslazione delle reliquie del nostro padre tra i santi Massimo il Confessore, vescovo di Napoli.

Strenuamente lottò per difendere il dogma di Nicea dagli empi Ariani, e perciò nell’anno 355 da Costanzo fu esiliato in una terra lontana d’Oriente dove fu stroncato dalle sofferenze subite.

12           Il nostro venerando padre Onofrio.

                Il nostro padre tra i santi Paolino.

Governatore della Campania, alla morte dell’unico figlio, insieme alla sposa Therasia attorno al 324 abbracciò la fede cristiana, donandosi entrambi a vita ascetica. Ordinato sacerdote, fu in seguito vescovo della Nea Polis di Campania, oggi detta Nola.

                San Leone, papa dell’antica Roma.

Secondo una tradizione egli nacque nell’Italia meridionale. Nell’anno 799 i Franchi, per convincerlo a introdurre il Filioque, lo malmenarono in pubblico, lo trascinarono in carcere e minacciarono di accecarlo e di tagliargli la lingua. Nonostante tutte le sofferenze subite, egli fece incidere su due grandi lastre d’argento, in greco e in latino, il testo ortodosso del Credo, e le fece apporre sulla tomba dell’apostolo Pietro, ma poi tali lastre furono distrutte dai Franchi, che tentarono ancora d’ucciderlo. Si addormentò nell’anno 816: nell’anno 1963 il Vaticano ha espunto il suo nome dall’elenco dei santi.

13           La santa martire Aquilina.

14           Il santo profeta Eliseo.

                Il nostro padre tra i santi Metodio, arcivescovo di Costantinopoli.

Nato a Siracusa dall’illustrios Giovanni, dopo una scelta formazione intellettuale si trasferì nella Capitale, accompagnandovi sant’Eutimio, vescovo di Sardi, che nell’805 era stato esiliato a Patalaria, cioè Pantelleria. Monaco a Chinolakko, Metodio fu stretto collaboratore del patriarca san Niceforo; dopo l’815, ripreso il furore iconoclasta, fu costretto ad abbandonare Nuova Roma per rifugiarsi a Roma Antica, dove affrontò e superò grandi tentazioni che misero in serio pericolo la sua vita spirituale. Rientrato nella Capitale, nell’821 fu arrestato e sottoposto a feroci torture: per tutta la vita fu poi costretto a sostenere con una fasciatura le mandibole, slogate dai persecutori a forza di pugni. Incarcerato in un fogna, ne uscì solo nell’838, ridotto a uno scheletro, ma fu subito costretto a partecipare alla guerra contro gli Arabi. Nell’843, salita al trono santa Teodora, vedova dell’iconoclasta Teofilo e reggente in nome del minorenne Michele III, Metodio fu eletto patriarca ecumenico, grazie alla rinuncia che a suo favore fece san Michele il Sincello e all’interessamento dei santi Isaia di Nicomedia, Simeone di Lesbo e Ioannikio.

Per chiudere definitivamente il tragico capitolo dell’iconoclasmo, l’11 marzo dell’842 Metodio istituì la Festa dell’Ortodossia, che ogni anno, nella prima domenica di Quaresima, celebra la sconfitta di tutte le eresie.

Consumato da un cancro, ma più ancora dalle sofferenze patite in difesa della fede ortodossa, Metodio morì quando aveva circa sessanta anni: l’inno funebre fu composto da san Fozio e la Vita dal celebre Gregorio l’Asvesta, arcivescovo di Siracusa.

15           Il santo profeta Amos.

                Il santo martire Vito, che ancora fanciullo fu decapitato alla foce del fiume Sylaris, presso Posidonia, oggi detta Pӕstum.

16           Il nostro padre tra i santi Tichon, vescovo di Amatunte in Cipro.

17           La lotta dei santi martiri Manuìl, Savèl e Ismaìl.

                I santi martiri Isauro, Basilio, Innocenzo, Felice, Ermio e Peregrino.

18           I santi martiri Leonzio, Ipazio e Teodulo.

                I santi martiri Gregorio e Demetrio, e del nostro venerando padre Calogero del Monte Cranio.

Fedeli al dogma di Calcedonia, furono costretti a fuggire dalla loro patria per rifugiarsi in Sicilia, dove però il vescovo Gregorio e il diacono Demetrio furono uccisi dai Vandali ariani; Calogero invece si nascose nelle grotte del monte Cranio o Cronio, dove visse a lungo operando molti prodigi.

19           Il santo apostolo Giuda Taddeo.

20          Il santo martire Metodio, vescovo di Patara.

21           Il santo martire Giuliano.

22          Il santo martire Eusebio, vescovo di Samosata.

                Il nostro venerando padre Basilio, igumeno di Patalaria, cioè Pantelleria.

23          La santa martire Agrippina.

Μartire nell’antica Roma pare al tempo di Valeriano, le sue reliquie nel 7° secolo furono traslate in Sicilia dalle nobildonne Vassa, Agatonica e Paola. San Gregorio, vescovo di Agrigento, ne fece dono a san Severo, vescovo di Catania, che le depose in un tempio appositamente fatto costruire a Menai, cioè Mineo.

                Il nostro venerando padre Giovanni.

Egli nacque a Matera da genitori di modeste condizioni e sin da ragazzo fu pecoraio del Monastero di San Pietro, sulle isole Cheradi, all’imboccatura del porto di Taranto. In seguito pellegrinò per gli eremi della Calabria e della Sicilia, finché decise di tornare nella sua terra e di riedificare un monastero nei pressi di Ginosa. Fu perciò incarcerato dai Franchi, e condannato al rogo. Riuscito a fuggire, si nascose su un monte presso Capua, dove trovò che alcuni frati latini stavano costruendo una loro casa. Datagli fuoco, il beato Giovanni fuggì a Bari, proprio mentre, nel 1098, il papa aveva radunato un concilio per sottomettere all’unione i vescovi ortodossi dell’Italia Meridionale. Giovanni si diede a predicare contro l’Unione, e fu perciò nuovamente arrestato e condannato al rogo. Ancora una volta il beato padre riuscì a fuggire e si recò sul monte Dhrio e, in seguito, a Pulsano dove, dopo aver compiuto molti prodigi, finalmente si addormentò in pace nell’anno 1139.

24          Nascita del venerato precursore e battista Giovanni: licenza di pesce.

25          La santa veneranda martire Febronia, e la veneranda Vrieni.

Bisogna sapere che in molti luoghi santa Febronia è venerata, come santa locale, e a volte anche con il nome di Trofimì o Trifimì.

26          Il nostro venerando padre David di Tessalonica.

27           Il venerando padre Sansone l’Ospitaliere.

28          Il ritrovamento delle preziose reliquie dei santi anargiri Ciro e Giovanni.

29          I santi apostoli Pietro e Paolo: licenza di vino e olio.

30                          Sinassi dei dodici apostoli: Pietro, Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Mattia, Giacomo, Giuda, Simone detto anche Giuda e Simone lo Zelota. Licenza di vino e olio.

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