venerdì 11 settembre 2009

Lettera del Salvatore

Secondo una tradizione raccolta già da Eusebio nella Storia della Chiesa I 13, il Salvatore scrisse una lettera ad Achvar V Ukama, il Nero, re nell’Osroene, che nel IV secolo la nobildonna Egeria vide ancora conservata nell’archivio vescovile di Edessa. Molti usa(va)no tenere (in casa, addosso) copia della conclusione della lettera:

Questa mia lettera, ovunque venga esposta (in un processo e in tribunale, in casa o in mare, oppure su persone colte dal gelo, su febbricitanti, chi è preso dai brividi, coloro che gettano bava, o legati da un nodo magico, ribollenti, ammalati e simili) scioglierà tutti dai loro mali. Chi però la porterà deve stare lontano da ogni cattiva azione e dire: Questa lettera mi servirà sicuramente per guarire e per una gioia sicura. Ciò che è scritto è stato scritto di mia mano e vi ho apposto il mio sigillo. Sette sono i sigilli qui impressi: † ΨΧΕΥΡΑ

Secondo alcuni, le lettere si scioglierebbe in: Cristo non è uomo Apparente, ma vero Dio-Uomo che riposa sui Cherubini, Colui che è; l’Altissimo Liberatore del genere umano, l’eterno.

venerdì 28 agosto 2009

Celebrazioni a Reggio - Settembre

Martedì 1 Capodanno romano ore 8.30, benedizione dell’acqua

Sabato 5 ore 18, Vespro

Domenica 6 san Michele ore 8.30, Mattutino - divina Liturgia

Lunedì 7 ore 18, Vespro

Martedì 8 nascita della Tuttasanta ore 8.30, divina Liturgia

Giovedì 10 ore 18, Vespro

Venerdì 11 sant’Elia lo Speleota ore 8.30, Mattutino - divina Liturgia

Sabato 12 ore 18, Vespro

Domenica 13 ore 8.30, Mattutino - divina Liturgia;

ore 18, Vespro

Lunedì 14 esaltazione della Croce ore 8.30, Mattutino - divina Liturgia

Sabato 19 ore 18, Vespro

Domenica 20 ore 8.30, Mattutino - divina Liturgia

Sabato 26 ore 18, Vespro

Domenica 27 sant’Aristarco ore 8.30, Mattutino - divina Liturgia

I cristiani e l’Islām

Abūl-Kāsim ibn ‘Abd-Allāh, detto Muhammad (= il glorificato), Maometto, nacque il 20 aprile 570 alla Mecca, in una famiglia di mercanti della potente tribù araba dei Qurays. Sin da giovane, spostandosi con carovane di mercanti, ebbe modo di conoscere ebrei, cristiani ortodossi e cristiani eretici, monofisiti: si narra anzi che proprio uno di questi abbia predetto a Maometto il suo straordinario futuro. Attorno al 612 Maometto inizia a predicare l’Islām, cioè l’abbandono o sottomissione totale e incondizionata ad al-ilāh (Allah), la divinità per eccellenza. La predicazione diviene ben presto travolgente: alla morte di Maometto - l’8 giugno 632 - l’Islam è già una grande potenza politico-militare, oltre che religiosa, capace di fronteggiare lo Stato romano e di opporsi al cristianesimo. In pochi decenni, l’Islam riuscirà a sottrarre ai Romani vastissimi territori e ai cristiani la stessa madre delle Chiese, Gerusalemme.

Inizialmente i cristiani considerano gli islamici - i “musulmani” - soltanto come eretici: come cristiani che hanno qualche opinione errata riguardo alcuni punti della fede, ma pur sempre cristiani. Non pensano, per esempio, che essi davvero neghino la Triade divina, ma solo che non sappiano esprimerla compiutamente. In molte regioni, da principio i cristiani accolgono con entusiasmo gli islamici, salutandoli come liberatori dal centralismo e dal fiscalismo statale. Da parte sua, il mondo islamico fa sue non poche tradizioni e mode dei Romani (cioè, dei greci ortodossi) e dimostra rispetto nei confronti dei cristiani, in particolare per la vita monastica.

A seguito però delle Crociate franco-germaniche, che provocano stragi immani sia di Islamici che di cristiani ortodossi, seguaci di Maometto e fedeli a Cristo non sono più capaci di vivere insieme e di parlarsi. Mentre gli ortodossi continuano a considerare gli Islamici come eretici ma pur sempre “cristiani”, gli Islamici cominciano a identificare i cristiani tutti con i Crociati e a considerare tutti i cristiani, indistintamente, come nemici. Il fanatismo e poi lo sciagurato nazionalismo importato anche tra gli Islamici dall’Occidente, hanno reso pressoché impossibile qualsiasi forma di dialogo tra Cristiani e Islamici: questi sembra non vogliano ascoltare le ragioni dei cristiani (che identificano senza distinguo con alcune Potenze politico-militari occidentali), mentre, da parte loro, i Cristiani sembra siano incapaci di “testimoniare la speranza”, esponendo serenamente e sinceramente la loro fede.

Se il dialogo tra Islamici e Cristiani oggi è o sembra impossibile, tale non è stato un tempo: qui si riportano alcuni esempi, tratti principalmente dalla storia della Italia romana (cioè greco-ortodossa).

Il caso di santa Oliva

Con la diffusione del culto di santa Febronia, popolare in tutta l’Italia Meridionale, fu conosciuta anche santa Livia [1 maggio], che le fu socia nel martirio: all’una e all’altra furono dedicate non poche chiese, particolarmente in Sicilia [da Messina proviene l’unica passio conosciuta di santa Livia].

Può darsi che un reliquiario di santa Livia sia stato razziato da Saraceni a Palermo o in qualche altra località dell’Isola e portato a Tunisi. Quando in Sicilia si venne a sapere che a Tunisi c’era una moschea chiamata az-zaitūm (dell’olivo), si sognò - si sperò - che vi fossero conservate le reliquie di santa Livia, santaliva, sant’Oliva. Non sapendo più nulla - in ambiente normanno - di una santa Livia, si favoleggiò che una giovane asceta siciliana fosse sepolta nella Moschea di Oliva (sic), e nel 1402 i siciliani chiesero addirittura d’averne qualche reliquia al califfo Abû Fâris Azir.

Elia di Enna

Giovanni, della nobile famiglia Rachitis, nacque a Enna. Vissuto sin da adolescente nell’Africa del Nord, si fece ben presto stimare dall’Amîr al-mu’minîn - il Principe dei Credenti - che gli diede ampia libertà di movimento. A Gerusalemme rivestì l’abito monastico, prendendo il nome di Elia, e si stabilì nel Monastero di Santa Caterina al Sinai. Dopo essere stato ad Alessandria, intraprese un lungo viaggio verso la Persia; fu quindi in Siria e in Algeria - Tunisia, prima di rientrare in Italia meridionale. Tutta la vita di Elia fu un continuo viaggio (Peloponneso, Epiro, Corfù, Roma Antica, Patrasso, Tessaglia, Tessalonica, … oltre a innumerevoli località dell’Italia Meridionale). Sempre circondato dal rispetto delle autorità islamiche, Elia partì per la Patria celeste nel 903, un 17 agosto, giorno in cui viene celebrato come santo.

Con molte Autorità islamiche Elia poteva vantare un’amicizia personale: storici moderni sospettano persino che egli sia stato un “agente segreto”, una specie di ambasciatore al servizio dello Stato romano per trattative con gli Arabi. Nella Vita di Elia si legge d’un incontro con alcuni Saraceni, avvenuto poco prima dell’880, durante il quale il santo spiegò:

La fede di noi cristiani è pura, immacolata, attestata dai profeti e dagli apostoli, confermata dai segni e straordinari prodigi operati dai santi. Noi osserviamo stile di vita puro e incorrotto, allontanamento dalle questioni di questo mondo, verginità e devozione; abbiamo in onore le nozze pure ed esenti da passioni smodate; rispettiamo la ricchezza terrena purché non siano dimenticati i poveri; consigliamo semplicità nel vestire, per quanto basti alle necessità fisiche; esortiamo e incoraggiamo a non trascurare questi precetti. Noi crediamo nel Padre Figlio e Santo Spirito, ma non glorifichiamo tre divinità o tre nature: non conosciamo infatti altro dio che il solo e unico Dio che è Padre, Figlio e Spirito, né pensiamo che le tre Persone siano diverse dall’unico Dio. Proclamiamo un solo Principio di una sola divinità, un solo Regno, una sola Potenza, una sola Forza, un solo Atto, un solo Consiglio, una sola Volontà, una sola Sovranità, una sola Signoria divina dell’unica essenza tripersonale.

Voi invece, limitando la divinità a un solo essere creato, credete come gli ariani, per i quali la Parola del Padre è creata; affermando che Cristo è un semplice uomo oppure che non si è sottoposto realmente alla passione, seguite alcune eresie cristiane; facendovi circoncidere, seguite le usanze dei giudei.

Il vescovo Ippolito ?

Un altrimenti sconosciuto vescovo della Sicilia trinacride (l’Isola) o della Sicilia continentale (l’attuale provincia di Reggio Calabria), a nome Ippolito, nel IX secolo, con straordinaria lungimiranza dice:

Il leone, l’imperatore dei Romani amante di Cristo, unendo le sue forze a quelle del leoncino, il Califfo degli Arabi, deve scacciare l’asino selvatico, il barbaro ed empio re degli atei Franchi.

Gregorio Palamas

Gregorio, detto Palamas, nacque nel 1297: suo padre era il più stimato senatore dello Stato romano, tanto da essere scelto dall’imperatore Andronico II come educatore del futuro imperatore Andronico III. Compì gli studi all’Università di Nuova Roma con risultati strabilianti: appena diciassettenne, fu pubblicamente lodato come nuovo Aristotele. Destinato a una brillante carriera, nel 1317 abbandonò il mondo e si fece monaco al Santo Monte, dove fu inizialmente discepolo di san Niceforo l’Esicasta, un calabrese che si era rifugiato all’Athos per scampare al rogo cui era stato condannato dalla “Santa Inquisizione”. Gregorio fu presto richiamato dalla tranquillità del Santo Monte per combattere le empie dottrine di Barlaam, un dotto calabrese, anche lui costretto a rifugiarsi a Costantinopoli a causa dell’Inquisizione, che però era scivolato nell’eresia, anzi proprio nell’ateismo. Nel 1347 Gregorio fu consacrato arcivescovo di Tessalonica (dopo Nuova Roma, la città più importante del tempo); nel 1354, mentre era in viaggio, fu rapito dai Turchi e solo dopo un anno liberato, grazie a un fortissimo riscatto pagato da Stefano Dušan, re di Serbia, ammirato dalla sapienza di Gregorio ma ancor più dalla sua santità. Il 14 novembre 1359 Gregorio si addormentò in pace a Tessalonica e fu sepolto nel tempio della Sapienza Divina, dove fu subito venerato. Moltiplicandosi i miracoli sulla tomba, ma soprattutto crescendo la fama della sua dottrina, nel 1368 fu stabilito che la memoria di san Gregorio Palamas dovesse essere celebrata in tutta la Chiesa non solo il 14 novembre ma anche ogni seconda domenica della Grande Quaresima.

Ostaggio dei Turchi, Gregorio scrisse una lettera ai suoi fedeli di Tessalonica, nella quale narra d’una conversazione avuta con il nipote dell’emiro Orkhan, Solimano, il quale parlava correntemente il greco.

Anche voi cristiani praticate l’elemosina?

La vera elemosina è il risultato dell’amore per Dio; chi più ama Dio, più pratica la carità.

Perché voi non amate il Profeta?

Perché chi non ha fede nelle parole del maestro, non può amare il maestro come maestro.

Voi amate Gesù, eppure dite che è stato messo a morte in croce.

Egli è volontariamente salito sul legno della croce, accettando in quanto uomo la passione, pur restando impassibile in quanto Dio.

Perché venerate il legno della croce?

Anche tu onori il simbolo della tua religione, mentre detesti grandemente chi lo disprezza: la croce è trofeo e simbolo di Cristo.

Voi cristiani affermate che Dio ha avuto una donna, la quale ha generato un figlio.

Voi islamici riconoscete che il Cristo è Parola di Dio, e che è nato dalla vergine Maria. Dite quindi che Maria non ha avuto bisogno d’un uomo per partorire corporalmente la Parola di Dio. Tanto più, Dio non ha bisogno d’una donna per generare l’incorporea ed eterna Parola di Dio.

Osservando le usanze funebri dei musulmani, Gregorio chiese spiegazioni a un dasmad [incaricato dei riti]. Questa conversazione si svolse con l’aiuto d’un interprete. Gregorio chiede:

Perché avete trasportato la bara con grida acute e poi, disponendovi a cerchio attorno alla bara, per tre volte avete levato le mani al cielo pregando?

Abbiamo pregato per il morto, chiedendo perdono a Dio delle sue colpe.

Certo: il giudice ha il potere di concedere il perdono. Anche noi crediamo che Cristo verrà come giudice di tutto il genere umano, innalzando a lui preghiere e suppliche. Quindi anche voi, come noi, invocate Gesù come Dio e giudice, sapendo che egli è indivisibile dal Padre, in quanto Parola a lui connaturata! Infatti non c’è mai stato né mai ci sarà un momento in cui Dio è privo della Parola.

Ma il Cristo è servo di Dio!

Però anche voi dite che egli giudicherà i vivi e i morti, i quali staranno attorno a lui, assiso nel suo tremendo e giusto tribunale. Abramo, che riconoscete come vostro progenitore, dice a Dio: Il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?. Sicché colui che giudicherà tutta la terra è lo stesso Dio, re dell’universo, e non esiste come diverso dal Padre quanto alla deità, come i raggi del sole non diversi dal sole quanto alla luce.

Noi veneriamo tutti i profeti e i libri che provengono da Dio, uno dei quali è il Vangelo. Come mai voi non accettate il nostro Profeta e non avete fede nel suo Libro venuto dal cielo?

E’ vostra e nostra abitudine, consolidata dal tempo e dalle leggi, non accettare e non considerare vero niente, senza testimonianza. Le testimonianze sono di due tipi: i fatti stessi, e le persone degne di fede. Mosè corresse l’Egitto con segni e prodigi; con un bastone aprì e chiuse il mare; fece piovere cibo dal cielo, e così via. Voi stessi dite che Mosè è degno di fede, come Dio ha testimoniato chiamandolo “servo fedele”. Dio però non lo chiamò Figlio, né Parola: Mosè salì sul monte divino, ma poi morì e andò a riunirsi ai suoi predecessori. Invece su Cristo - oltre alle incomparabili opere da lui compiute - hanno testimoniato Mosè e gli altri profeti.

Anche voi dite che soltanto lui è Parola di Dio; che soltanto lui è stato generato da una vergine; che soltanto lui è stato fatto salire in cielo, dove rimane immortale; che lui solo verrà di nuovo a giudicare i vivi e i morti. Su di lui dico tutto ciò che anche voi riconoscete: per questo, noi crediamo in lui e nel suo ev-anghelos, buon messaggio.

Nel Vangelo era scritto di Maometto, ma voi avete eliminato quel passo.

Nessun passo del Vangelo è mai stato eliminato o trasformato. Per chi facesse qualcosa del genere, son previste pesanti e tremende maledizioni: chiunque osasse eliminare o modificare qualcosa, sarebbe tagliato fuori. Per di più, il Vangelo fu subito tradotto in molte e diverse lingue: anzi, fin dall’inizio non fu scritto in una sola lingua. Come sarebbe potuto sfuggire - o essere falsificato - un passo? Come avrebbero potuto mettersi d’accordo tanti popoli diversi, lontani, stranieri? Il Vangelo è diffuso anche in molti gruppi eretici, che a volte sono d’accordo con voi, ma non possono indicare niente, a proposito, nel Vangelo di Cristo. Gli stessi Ebrei non hanno mai detto niente di simile. Nel Vangelo ci sono persino affermazioni all’apparenza contrastanti tra loro! Nel Vangelo non c’è nulla che non sia stato annunciato dai profeti: se in esso vi fosse stato scritto qualcosa riguardante Maometto, lo si troverebbe scritto anche nei profeti.

Se per Cristo fosse vero ciò che è vero per Mosè e tutti gli altri profeti (che morirono e furono sepolti in attesa del giudice celeste), per aversi la fine del mondo dovrebbe venire un altro Cristo. Voi stessi però ammettete che Cristo è salito al cielo e anche voi affermate, con noi, che non debba tornare nessun altro che Cristo: è lui che è venuto, che viene e che di nuovo verrà. Noi non attendiamo nessun altro che lui.

Maometto però è risultato vincitore, dall’estremo Oriente fino all’Occidente.

Voi ora risultate vincitori: ma con le armi, le devastazioni, la morte. Niente di ciò può provenire dal Dio buono: è piuttosto volontà che proviene da quel Satana che fin dal principio è omicida. Il grande Alessandro e tanti altri dopo di lui si sono impadroniti della terra con spedizioni militari: nessuno però affidò la propria anima a chi lo dominava con le armi. Ricorrendo alla violenza, non ci si procura alleati veri o amici sinceri. L’insegnamento di Cristo, diffuso con l’amore, ha raggiunto tutti i confini della terra, resiste tra coloro che lo combattono, vince con l’amore ogni violenza. Se fossimo d’accordo a parlarci, noi e voi avremmo una sola fede.

Prima o poi avverrà di trovarci concordi.

Sia presto! L’apostolo Paolo profetizza che, un giorno, ogni lingua o Nazione riconoscerà che Cristo è Signore.

Ai cristiani piuttosto dico: se non testimoniate la fede con le opere, non si tratta più di fede ma di infedeltà; di per sé, anche Satana crede che Cristo è Dio! Senza opere, il nostro non è un Credo; è una negazione. State attenti a non bestemmiare con le vostre opere! Chi mai potrà credervi quando predicate che Gesù è stato generato prima del tempo dal Padre e nel tempo da una vergine, se poi impazzite nei piaceri, di fatto disprezzando la verginità e la temperanza? Vi fate vedere a pancia piena e ubriachi: come fate a dire di essere uniti, nello Spirito, a quel Gesù che ha digiunato quaranta giorni nel deserto e che in tutta la sua vita terrena ha predicato la sobrietà? Come può farlo chi è ingiusto, avido, prepotente?

13 settembre - 14 settembre

13 settembre 2009 - domenica prima della Croce

inaugurazione della (basilica dell’) Anastasis

Tono plagale I – Vangelo Mattinale III

apolitikia

del tono Cantiamo, fedeli, e adoriamo il Logos coeterno al Padre e allo Spirito, partorito dalla Vergine a nostra salvezza: perché nella carne ha voluto salire sulla croce, sottoporsi alla morte e risuscitare i morti con la sua risurrezione gloriosa.

della Croce La vivificante croce della tua bontà, che hai donato a noi indegni, o Signore, noi te la presentiamo a intercessione. Salva i regnanti, e alla tua Città da’ pace, grazie alla Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

della Dedica Come la bellezza del firmamento lassù, tale hai mostrato quaggiù lo splendore della santa dimora della tua gloria, Signore. Consolidala nei secoli dei secoli e accetta, per intercessione della Madre di Dio, le suppliche che in essa ti offriamo senza sosta, o vita e risurrezione di tutti.

della chiesa ...

kontakion

Cielo dalle molte luci è stata resa la Chiesa, perché illumina tutti i fedeli; tenendoci in essa noi gridiamo: Consolida, Signore, questa casa.

prokimenon

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità. A te, Signore, ho gridato: Dio mio, non stare in silenzio con me!

apostolos

Lettura dell’epistola di Paolo ai Gàlati (6, 11-18)

Fratelli, notate con che grandi caratteri vi scrivo di mia mano. Quanti vogliono far bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. Infatti nemmeno quelli che si sono fatti circoncidere osservano la Legge, ma vogliono che voi siate circoncisi per vantarsi della vostra carne. A me non avvenga mai di vantarmi se non della croce del nostro signore Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso e io per il mondo. Infatti in Cristo Gesù né la circoncisione né il prepuzio sono alcunché, ma la nuova creazione. E a quanti seguiranno questa regola, pace e misericordia su di loro e sull’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno m’infastidisca: porto infatti nel mio corpo i contrassegni di Cristo. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia col vostro spirito, fratelli! Amin.

alliluia

- Ho innalzato un eletto di mezzo al mio popolo; ho trovato David, mio servo; col mio santo olio l’ho unto:

- la mia mano lo soccorrerà e il mio braccio lo rafforzerà.

vangelo

Lettura del santo vangelo secondo Giovanni (3, 13-17)

Il Signore ha detto: “Nessuno è salito al cielo, fuorché colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo che è nel cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”.

lunedì 14, digiuno austero; mercoledì 16, digiuno con licenza di vino e olio; venerdì 18, digiuno

14 settembre - universale esaltazione della Croce

apostolos

Esaltate il Signore Dio nostro. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.

Lettura della prima epistola di Paolo ai Corinzi (1, 18-24)

Fratelli, la parola della croce è stoltezza per chi rovina se stesso ma per i salvati, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e toglierò l’intelligenza degli intelligenti. Dov’è il sapiente? Dov’è il letterato? Dove l’intellettuale del momento? Dio non ha forse reso stolta la sapienza del mondo? Poiché, infatti, nella sapienza di Dio, il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della sapienza, è piaciuto a Dio salvare i credenti grazie alla stoltezza della predicazione. I Giudei chiedono segni e i Greci cercano la sapienza; noi invece annunciamo Cristo crocifisso, inciampo per i Giudei, stoltezza per i gentili, ma per i chiamati – Giudei o Greci – Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio.

- Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.

- Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

vangelo

Lettura del santo vangelo secondo Giovanni (19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)

In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero Consiglio contro Gesù per metterlo a morte. E lo portarono a Pilato, dicendo: “Crocifiggi! Crocifiggi!” Dice loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggete; io infatti non trovo colpa in lui”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo la Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. Quando udì questa parola, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio dice a Gesù: “Di dove sei?” Ma Gesù non gli diede risposta. Gli dice allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho potere di liberarti e potere di metterti in croce?” Gli rispose Gesù: “Non avresti alcun potere su di me se non ti fosse stato dato dall’alto”. Udite queste parole, Pilato condusse fuori Gesù e sedette sul podio, nel luogo chiamato Lithòstroto, in ebraico Gavvathà. Era la parasceve di pasqua, verso l’ora sesta. Pilato dice ai Giudei: “Ecco il vostro re!” Ma quelli gridarono: “Togli! Togli! Crocifiggilo!” Dice loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?” Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo re se non Cesare!” Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù e andarono. Ed egli, portando da sé stesso la croce, uscì verso il posto detto Luogo del Cranio, in ebraico Golgothà, dove lo crocifissero e con lui altri due, di qua e di là e Gesù nel mezzo. Pilato scrisse anche l’iscrizione e la pose sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazoreo, il re dei Giudei. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in greco e in latino. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Klopà e Maria Maddalena. Gesù allora, vedendo la madre e presente il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il discepolo la prese con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, perché si compisse la Scrittura disse: “Ho sete!” Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “E’ compiuto!” E reclinando il capo, rese lo spirito.

[Attenzione: il brano seguente manca in alcuni Evangeliari]

Allora i Giudei, poiché era la parasceve, perché non rimanessero sulla croce i corpi di sabato (era infatti grande quel giorno di sabato), chiesero a Pilato che fossero rotte loro le gambe e fossero tolti. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe del primo e dell’altro crocifisso con lui. Venuti da Gesù e vedendolo già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati, gli trafisse il fianco con la lancia, e subito uscì sangue e acqua. Chi ha visto ha testimoniato, e la sua testimonianza è verace, e sa di dire il vero, affinché anche voi crediate.

giovedì 20 agosto 2009

Divide et impera ?


La prima parrocchia ortodossa (in epoca moderna) nella penisola iberica – a Madrid - risale al 1949, mentre la Metropoli è stata istituita nel 2003 e comprende la Spagna (con Baleari e Canarie), il Portogallo (con Azzorre e Madera), il Principato di Andorra e il minuscolo Dominio inglese di Gibilterra: conta circa un milione e mezzo di fedeli (su circa 50 milioni di abitanti, in maggioranza cattolici); dal 2007 è retta dal vescovo Polikarpos (per circa venti anni sacerdote in Italia). Di recente (Aghios Kosmas o Etolos, 2, 2009, 502-6) il Presule ha lamentato la «freddezza» delle locali Gerarchie cattoliche, le quali avrebbero anche favorito in molti modi l’improvvisa nascita di giurisdizioni non canoniche. In questi ultimi mesi, in una manciata di giorni, oltre a una organizzazione rumena e una russa, sono spuntate nella penisola iberica anche un centinaio di parrocchie Unite, un numero largamente spropositato rispetto a qualsiasi sia pure ipotetica necessità. Si tenga conto che il clero unito può contare su un forte sostegno economico e logistico (edifici di culto, case parrocchiali, Caritas, ecc.) mentre i sacerdoti ortodossi – segnala il Presule - sono costretti a lavorare per sostenersi, tanto che possono dedicarsi al ministero sacerdotale solo nel poco tempo libero (come del resto anche in Italia). Lo stesso Presule lamenta infine le difficoltà che impediscono di giungere alla firma di un Concordato tra Chiesa ortodossa e Governo spagnolo, denunciando che tali difficoltà sono tutte da attribuire alla «superbia di Mosca» e al «malsano nazionalismo di Bucarest».

Calabria ortodossa

In Calabria sono attive istituzioni non canoniche, o gruppi che non sono in comunione con la Chiesa ortodossa (quali gli Uniati o Cattolici di rito bizantino); si consiglia perciò di chiedere informazioni al Vicario arcivescovile (p. Antonio), tel. 0965. 62 24 37 \ 368 755 67 95. I sacerdoti canonici operanti in Calabria al momento sono: p. Atanasio (0981. 32 783 \ 349 280 90 13), p. Daniele (0965 55 191), p. Ilia (392 210 92 38), p. Joan (328 64 35 570).

Emigrazione

Nel 2008 il Sud ha perso più di 120mila residenti, e altri 200mila circa sono i lavoratori stagionali che – pur mantenendo la residenza nel Meridione – di fatto vivono nel nord Italia per gran parte dell’anno. Pressoché totale è poi la scomparsa di studenti universitari greci, un tempo massicciamente presenti a Palermo, Catania, Messina, Reggio, Catanzaro, ecc., ora ridotti a qualche centinaio in tutto e in esaurimento (ormai da anni mancano matricole). Non esistono infine dati relativi agli stranieri che solitamente arrivano massicciamente al Sud (con più lavoro in nero, senza controlli) ma che – appena possono - si spostano an Nord, dove trovano maggiori opportunità di lavoro, remunerazioni più alte e accurati servizi sociali.

Questi dati pongono seri interrogativi sul modello di presenza ortodossa in Calabria o in Sicilia. Dopo il 1992, infatti, sono nate frettolosamente non poche parrocchie fast food, sull’onda d’un certo entusiasmo per l’improvviso arrivo di migranti dai Paesi dell’Est, in numero tale da suscitare anche analoghe iniziative non canoniche. E’ mancata però forse una calma analisi del fenomeno, tanto che oggi si può avere l’impressione di avere sprecato tempo, forze (e, perché no?, denaro) senza costruire su basi solide e durature. Non sono mancate, al contrario, grossolane stime. Si è pensato infatti che tutti i bulgari, rumeni, ucraini, ecc. fossero – proprio tutti – ortodossi, senza tener conto dei musulmani (in Bulgaria, per esempio, il 10% della popolazione), dei cattolici (uniati o latini), dei protestanti delle varie confessioni, dei Veteroritualisti e dei Veterocalendaristi (confessioni massicciamente presenti soprattutto in Romania), degli atei e di quanti sono semplicemente indifferenti. Indifferenza che spesso porta a considerare la “religione” come un fatto puramente etnico, folkloristico: quanti sono infatti gli ucraini – per esempio – che - pur dicendosi ortodossi - a un sacerdote ortodosso preferiscono il sacerdote ucraino, anche se cattolico?