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sabato 4 aprile 2009

Settembre

ha 30 giorni, il giorno ha 12 ore e la notte 12 ore

 

1              Inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno: licenza di pesce.

                Il nostro venerando padre Simeone lo Stilita.

2             Il santo martire Mamas.

3             Il santo sacromartire Antimo.

                Il nostro venerando padre Marino lo Spaccapietre, asceta sul monte Titano nel IV secolo.

4             Il santo sacromartire Babila.

                San Bonifacio, papa dell’Antica Roma, che si addormentò in pace nell’anno 422.

                Il nostro venerando padre Giuseppe, rifondatore del Sacro Monastero di San Nicola di Càsula, che si addormentò nel Signore nell’anno 1124.

5            Il santo e sacro profeta Zaccaria.

6             Memoria del prodigio compiuto a Colosse dal grande condottiero Michele: licenza di vino e olio.

                Il nostro venerando padre Fausto, igumeno del Monastero di Santa Lucia in Siracusa, all’inizio del settimo secolo.

7            Il santo martire Sozon.

8           La nascita della santissima Madre di Dio: licenza di pesce.

                In questo dell’anno 701, si addormentò il signor Sergio di Palermo, d’etnia sira, papa dell’Antica Roma.

9             I santi e giusti progenitori di Dio, Gioacchino e Anna: licenza di vino e olio.

10           Le sante martiri Minodora, Mitrodora, Ninfodora e la loro madre Sofia.

11            La nostra veneranda madre Teodora d’Alessandria.

                Il nostro venerando padre Elia lo Speleota.

Nacque a Reggio da Pietro e Leontìa ed essendo giunto ai diciotto anni, si partì dalla casa di suo padre e con un parente andò in Sicilia; una visione divina confortò i genitori, disperati per la perdita del figlio volato come un pulcino dal nido, e preoccupati perché egli era invalido: da bambino gli si erano rotte le dita in un incidente; un medico le fasciò talmente strette che ne perse l’uso, e così fu soprannominato il Monco. Elia con il parente si stabilì presso il tempio di Sant’Aussenzio, che sta sotto la strada del colle San Nikon che sovrasta Taormina; ma dopo qualche tempo, il compagno tornò indietro, come cane al proprio vomito; fu ucciso dagli Ismaeliti e così morì di doppia morte. Elia, rattristato, lasciò Taormina e si recò a Roma Antica. Una volta incontrò alcuni che, vedendolo forestiero, stabilirono d’ucciderlo; ma egli stese le mani al cielo e, mentre quegli assassini restavano paralizzati, Elia andò via glorificando Dio. Più fortunato fu invece l’incontro con il ghèron Ignazio che lo addestrò alla vita ascetica. Tornato a Reggio, Elia prestò obbedienza al sacerdote monaco Arsenio, che gli tagliò i capelli e lo vestì dell’abito monastico.

I due vivevano vicino alla città, in un Metochio detto Mindino, proprietà del Monastero di Santa Lucia: Elia, digiunando tutta la settimana eccetto sabato e domenica, con uno spago si legava la zappa al moncherino, e così lavorava. In seguito Arsenio ed Elia abitarono presso il tempio di Sant’Eustrazio, nei pressi di Armo. I due aumentarono i digiuni e le Veglie: durante la quaresima Elia faceva ogni giorno due o tremila metanie.

Divinamente avvisati di una incursione degli Ismaeliti, Arsenio ed Elia navigarono sino a Patrasso, e chiesero al vescovo di quella città la benedizione di stabilirsi in una torre dirimpetto alla città, buona per abitazione di monaci, ma infestata dagli spiriti. Di essi non aveva alcun timore Arsenio, il quale era solito dire: “Mi sono fatto monaco quindicenne, e non ho mai visto diavoli; ho visto solo i miei cattivi pensieri”. In quella torre i due dimorarono otto anni; tornati poi in Calabria, di nuovo abitarono presso il tempio di Sant’Eustrazio.

Morto Elia il Nuovo, nel 903, e morto anche Arsenio, Elia trascorse qualche tempo nel Monastero delle Saline, ma poi si stabilì in alcune grotte presso Melicuccà, dove cominciò ad accettare discepoli. Dopo molti prodigi, Elia consegnò l’anima nelle mani di Dio: subito il suo volto diventò splendente, e per tutta la notte mandava raggi. Elia era alto, gli occhi ridenti, i denti bianchi, la barba grande e divisa in due, la faccia rossa e allegra, con tutti sempre ridente con divina grazia. Nella monastica palestra si esercitò per 77 anni; in terra visse 96 anni.

12           Il santo sacromartire Autonomo l’Italo, vescovo di Sorea.

13           Inaugurazione della basilica della Risurrezione: licenza di vino e olio.

                San Cornelio, papa di Roma, che rese lo spirito a Dio attorno all’anno 253.

14           Esaltazione della preziosa Croce: digiuno.

15           Il santo martire Niceta.

16           La santa martire Eufemia.

17           La santa martire Sofia e le sue tre figlie Pistis, Elpis e Agapi.

                I santi martiri Lucia e Geminiano.

Anziana vedova, da Roma Lucia fu deportata in Sicilia, dove, a causa dei tormenti e delle fatiche del viaggio, rese lo spirito nei pressi di Mendola di Siracusa, e lì fu decapitato il giovane Geminiano che, mosso dalla sua stupenda testimonianza di fede, aveva anch’egli abbracciato la fede e volontariamente aveva seguito l’anziana donna.

18           Il nostro santo padre Eumenio, vescovo di Gortina.

                Il nostro venerando padre Vittore, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Càsula negli anni 1124-1152.

19           Il santo martire Trofimo, e altri con lui.

                I venerandi Nicandro, Demetrio, Gregorio e Pietro, con la veneranda Elisabetta.

Pare fossero oriundi del Bruzio, e condussero vita ascetica sui monti Peloritani. Le loro reliquie erano custodite un tempo nel Sacro Monastero di San Nicandro presso Fiumedinisi di Messina.

20          Il santo grande martire Eustazio, e altri con lui: licenza di vino e olio.

                Il nostro padre tra i santi Martino, papa dell’antica Roma.

Per aver condannato l’eresia dei Monoteliti, fu esiliato nel Chersoneso, dove a causa dei tormenti subiti, si addormentò nell’anno 655.

21           Il santo sacromartire Codrato.

22          Il santo sacromartire Focà.

                I venerandi padri uccisi per ordine del latinizzante imperatore Michele e del suo patriarca Becco.

23          Il concepimento di san Giovanni il Precursore: licenza di vino e olio.

                Il nostro padre tra i santi Lino, primo papa di Roma.

                La nostra veneranda madre Sofia, che visse asceticamente nella necropoli di Pantalica, presso Siracusa.

                I santi martiri Pietro e Antonio, con il loro padre Andrea e il nonno Giovanni.

Questi gloriosi martiri furono catturati a Siracusa dai Saraceni il 21 maggio 878, tradotti ad Al-Qayrawân, presso Sfax di Tunisia, e venduti come schiavi dell’emiro Ibrahim ibn Achmad. Follemente preso dalla bellezza dei giovani Antonio e Pietro, affidò loro altissimi incarichi statali. Quando però il sanguinario emiro vide che non cedevano alla sua insana passione, e che nascostamente erano rimasti fedeli a Cristo, a colpi di bastone ruppe loro tutte le ossa e con tenaglie ardenti strappò loro il sesso, lasciandoli morire dissanguati, mentre tagliò la testa ad Andrea e con le sue stesse mani strappò il cuore di Giovanni.

24          La santa prima martire Tecla.

                Il nostro padre tra i santi Anatolio d’Antiochia, primo vescovo di Milano.

25          La veneranda Eufrosina d’Alessandria.

                Il santo martire Luxorio, al Foro di Traiano, oggi Fordogianus.

26          Assunzione del santo apostolo ed evangelista Giovanni il Teologo: licenza di vino e olio.

                Il nostro padre tra i santi Eusebio, papa di Roma.

Nato in Calabria, fu esiliato in Sicilia, dove si addormentò in pace nell’anno 303.

                I venerandi padri Stefano il Semplice e Nilo il Nuovo.

Nati a Rossano, condussero vita ascetica; verso la fine del decimo secolo Stefano si addormentò a Serapio di Gaeta, e dopo qualche anno Nilo rese lo spirito in località Molara, presso Roma Antica.

27           Il santo martire Callistrate, e altri con lui.

28          Il nostro venerando padre Chariton il Confessore.

29          Il nostro venerando padre Ciriaco.

30          Il santo sacromartire Gregorio della Grande Armenia.

Ottobre

ha 31 giorni, il giorno ha 11 ore e la notte 13 ore

 

1              Il santo apostolo Anania e il venerando Romano il Melode.

2             Il santo sacromartire Cipriano e Giustina.

3             Il santo sacromartire Dionisio l’Areopaghite, che secondo una tradizione evangelizzò Crotone.

4             Il santo sacromartire Ierotheo.

5             La santa martire Charitini.

6             Il santo apostolo Tommaso: licenza di vino e olio.

7             I santi martiri Sergio e Bacco.

                I santi papi di Roma Marco, che si addormentò nel 336, e Marcello, all’inizio del quarto secolo.

8             La nostra veneranda madre Pelaghìa.

9             Il santo apostolo Giacomo d’Alfeo.

                San Parattale, antiocheno, decapitato a Spoleto nell’anno 306.

                Santo Stefano il Cieco,Despota di Srem, sposo di sant’Angelina, fu esiliato in Italia, dove si addormentò in pace nell’anno 1477.

10           I santi martiri Eulampio ed Eulampia.

11            Il santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi.

12           I santi martiri Probo, Taraco e Andronico.

13           I santi martiri Carpo e Papilo.

                Il nostro venerando padre Niceta il Confessore.

Nato in Paflagonia, al tempo dell’imperatrice Irene fu Prefetto della Sicilia e nell’Isola innalzò un mirabile tempio in memoria della santa martire Eufemia.

                Il nostro venerando padre Luca il Siculo.

Monaco nel Monastero delle Grotte in Melicuccà, si addormentò nel Monastero di Carbone, verso la fine dell’undicesimo secolo.

                Memoria del signor Agatone d’Alessandria, che negli anni 661-672 molto s’adoperò per liberare siciliani fatti schiavi dagli Arabi.

14           I santi martiri Nazario, Protasio, Gervasio e Celsio.

Nell’anno 395, sant’Ambrogio ritrovò a Milano le reliquie dei santi Nazario e Celsio e le depose insieme a quelle dei santi Gervasio e Protasio, ritrovate nell’anno 386.

                San Callisto.

Per la fede era stato condannato alle miniere della Sardegna; eletto papa di Roma, vi subì il martirio nell’anno 222.

                Il nostro venerando padre Cosma il Poeta.

Fratello adottivo di san Giovanni il Damasceno, fu allievo del sapiente monaco calabrese Cosma.

15           Il santo martire Luciano.

                Il nostro padre tra i santi Sabino, vescovo di Catania.

16           Il santo martire Longino il Centurione.

17           Il santo profeta Osea.

18           Il santo apostolo ed evangelista Luca: licenza di vino e olio.

Insieme agli apostoli Paolo e Aristarco, nella primavera del 61 fu a Malta, Siracusa, Reggio e Pozzuoli, come narrato nel libro dei Fatti degli Apostoli.

                Il sacromartire Mamiliano, al tempo dei Vandali.

19           Il santo martire Varo.

20          Il santo grande martire Artemio.

21           Il nostro venerando padre Ilarione.

Discepolo di sant’Antonio il Grande, per qualche tempo condusse vita eremitica su uno scoglio davanti Pachino; in seguito si addormentò in pace, nell’anno 371, a Cipro.

22          Il nostro venerando padre Abercio.

23          Il santo apostolo Giacomo Fratello-di-Dio: licenza di vino e olio.

                Il santo martire Severino.

Il console Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, dopo molti tormenti fu ucciso a Pavia dagli Ariani nell’anno 524.

24          Il santo martire Areta, e altri con lui.

25          i santi notai Marciano e Martirio.

                Il nostro padre tra i santi Gaudenzio, vescovo di Brescia, che si addormentò in pace nell’anno 412.

                La veneranda madre Patrizia.

Nipote dell’imperatore Costanzo II, visse asceticamente sull’isola Megaride, cioè Castel dell’Ovo a Napoli, dove si addormentò in pace nell’anno 670.

                Il nostro venerando padre Ioannikio.

Oriundo di Chalki di Rodi, fondò il Monastero di San Paolo presso Pontecorvo, all’inizio dell’undicesimo secolo.

                Il nostro padre tra i santi Niceforo Exakionite.

Amico dell’imperatore Niceforo, nel 964 partecipò alla Campagna dell’Esercito romano contro i Saraceni che infestavano la Sicilia. Il 25 ottobre, dopo la strage di Rìmata, cioè Rametta, quando l’intera Armata romana fu annientata, si stabilì a Rossano, con l’incarico di Màghistros dell’Italia, e in seguito fu eletto vescovo di Mileto.

                Memoria dei servi di Dio Belisario e Narsete, che liberarono l’Italia dai Goti, e del màghistro Giorgio Maniakis, che liberò la Sicilia dai Saraceni.

26          Il santo grande martire Demetrio: licenza di vino e olio.

27           Il santo martire Nestore.

28          I santi martiri Terenzio e Neonilla.

29          la santa martire Anastasia la Romana, e Il venerando Abramo.

30          I santi martiri Zenobio e Zenobia.

                Il nostro padre tra i santi, pari agli apostoli, Marciano d’Antiochia, primo vescovo di Siracusa, che fu finito nell’anno 41.

                Il nostro padre tra i santi Germano, vescovo di Capua, che nel 519 a Costantinopoli compose lo scisma d’Acacio.

31           I santi apostoli Stachis, Amplio e altri, e il santo martire Epimaco.

Novembre

ha 30 giorni, il giorno ha 10 ore e la notte 14 ore

 

1              I santi taumaturghi e anarghiri Cosma e Damiano: licenza di vino e olio.

2             I santi martiri Acindino, Pigasio, Aftonio, Elpidoforo e Anempodisto.

                Il santo martire Giusto, che fu finito a Trieste.

3             I santi martiri Akepsimà, Giuseppe e Aithalà.

                Il sacromartire Libertino, vescovo d’Agrigento.

4             Il venerando padre Ioannikio.

                San Giovanni Vatatze, imperatore dei Romani, il Misericordioso.

                Il nostro venerando padre Gregorio.

Nato a Cassano, attorno al 982 fu preso come ostaggio dai Francogermanici e tradotto a Burtscheid, dove si addormentò nel Signore.

5             I santi martiri Galattione ed Epistimi.

6             Il nostro venerando padre Paolo il Confessore.

                Il nostro venerando padre Luca.

Nato in Taormina, fu eremita sull’Etna e poi nei dintorni di Costantinopoli. In seguito si stabilì nei pressi di Patrasso e infine si addormentò in pace a Corinto.

7             I trentatré santi martiri in Melitini.

                San Prosdokimo, primo vescovo di Padova.

8             Sinassi del condottiero Michele e di tutte le Schiere sovracelesti: licenza di vino e olio.

                San Deusdedit, papa di Roma Antica, che si addormentò nel 618.

                La veneranda Eufrosina, Pazza per Cristo.

Nata nel Peloponneso attorno all’854, sin da bambina visse in Calabria; raggiunta la maturità, abbandonò gli abiti femminili e, vestita come un pellegrino, per trenta anni si diede a passare da monastero in monastero. Giunta a Nuova Roma, riprese gli abiti femminili e si rinchiuse nel sotterraneo del Monastero della Fonte d’Acqua Viva. Sopraffatta dalla notorietà (anche l’imperatore Leone il Sapiente andava a trovarla per chiederne i consigli), Eufrosina uscì dallo scantinato dove sino allora era vissuta, e fondò il Monastero della Trinità, presso la porta di Calabro; in seguito si trasferì nel Monastero della Protezione della Tuttasanta, dove si addormentò in pace nel 923.

9             Il santo martire Onesiforo, e la veneranda Matrona.

10           Il santo martire Oreste, e la veneranda Teoktista.

11            I santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo, e il nostro venerando padre Teodoro, igumeno di Studion.

                San Martino, vescovo di Tours.

Nato in Pannonia, a Pavia abbracciò la fede cristiana. Nel 354 abbandonò la vita militare e si diede a vita monastica, dapprima a Milano e poi in Liguria. Nel 371 fu eletto vescovo di Tours nelle Gallie, dove si addormentò nel 397.

                Il venerando Bartolomeo.

Nato a Rossano, discepolo di san Nilo il Nuovo, si addormentò a Grottaferrata attorno al 1055.

12           Il nostro padre tra i santi Giovanni il Misericordioso: licenza di vino e olio.

13           Il nostro padre tra i santi Giovanni il Crisostomo.

14           Il santo apostolo Filippo: licenza di pesce.

                Il nostro venerando padre Fantino il Nuovo.

Nato nel nord della Calabria, fu discepolo di sant’Elia lo Speleota nel Monastero delle Grotte di Melicuccà. Dopo una lunga ascesi sui monti tra Calabria e Basilicata, a causa dei Francogermanici fu costretto a fuggire a Tessalonica, dove si addormentò all’inizio dell’undicesimo secolo.

                Il nostro padre tra i santi Gregorio il Palamas.

                Domani, a Dio piacendo, iniziamo il digiuno del Natale.

15           I santi confessori Samonà, Gurìa e Avìv.

                I devoti Giustiniano e Teodora, imperatori dei Romani.

16           Il santo apostolo ed evangelista Matteo: licenza di vino e olio.

                Il santo martire Agostino, vescovo di Capua, e Felicita, sua madre.

17           Il nostro venerando padre Gregorio il Taumaturgo.

18           Il santo martire Platone.

19           Il santo profeta Avdios, e il santo martire Varlaàm.

                Il nostro venerando padre Simone il Calabrese.

Viveva egli in un cenobio della Calabria quando alcuni suoi confratelli, forse mentre erano a pesca in mare con un giovane servo del monastero, furono catturati dai Saraceni e venduti come schiavi. Simone andò in Africa e riuscì a incontrarne uno; mentre parlava con lui per scoprire dove fossero gli altri, ecco sopraggiungere il padrone, che stese la mano per colpirlo: subito restò paralizzato. Anche un altro saraceno, ch’era con lui, si trovò con la mano paralizzata. Gli astanti allora afferrano Simone, lo portano dall’Emiro e dicono: “Questo qui è uno stregone! Ha fatto seccare la mano di quelli che volevano colpirlo”. Di parere totalmente diverso furono i mullâh, i saggi che facevano parte del Consiglio dell’Emiro: “Forse è invece un servo di Dio e, con le sue preghiere, può risanare”. Simeone infatti fa un segno di croce sulle mani paralizzate, ed esse subito si sciolgono. Vedendo il prodigio, l’Emiro concede a Simone di riprendersi i quattro ch’era andato a cercare, e anche quanti altri cristiani volesse. Non solo: l’Emiro colma Simone di doni, e dispone una scorta per garantire la sua sicurezza nel viaggio di ritorno. Salparono dunque dall’Africa e durante la navigazione i Saraceni restarono ammirati nel vedere Simone immerso nella Preghiera continua. Costretti dai venti contrari a fermarsi presso un isolotto, consumarono ben presto tutta l’acqua che avevano stivato. Ma il santo pregò su alcuni barili che aveva fatto riempire d’acqua di mare, ed essa divenne dolce: Simone compì questo miracolo diverse volte, finché tutti poterono approdare in Calabria, dove il santo in seguito si addormentò nel Signore.

20          Il nostro venerando padre Proclo.

                Il nostro venerando padre Gregorio il Decapolita.

Nato a Tiberiopoli, nella decapoli d’Isauria, dopo una lunga preparazione spirituale si fece monaco pellegrino. Peregrinando, giunse a Corinto e da lì si imbarcò per il Salento; a Otranto però passò i suoi guai a causa del vescovo iconoclasta, che lo fece imprigionare. Dopo essere riuscito a guadagnare la libertà, scese sino a Reggio dove, a causa degli eretici, visse qualche tempo nascosto in casa di un insospettabile poverello. Passò poi a Siracusa, dove finì nuovamente recluso: dalle sbarre della torre in cui si trovava ristretto non mancò tuttavia di gratificare il popolo ortodosso con i suoi insegnamenti. Attorno all’830 Gregorio riuscì ad ottenere la libertà e raggiungere Tessalonica, dove incontrò il siracusano san Giuseppe l’Innografo.

                Il nostro venerando padre Cipriano il Medico.

Nacque attorno al 1140 nella grande città di Reggio, da genitori nobili e ricchi i quali, da fanciullo, lo affidarono a diversi maestri. Da costoro fu condotto alle vette della Scrittura divina; dal padre, medico, ma più ancora dalla Grazia del Santo Spirito, apprese la scienza della medicina. Con il permesso dei suoi genitori, dopo avere rinunciato alle ricchezze, al nome e alle proprietà a favore dei fratelli, seguì Cristo e si recò nel Monastero del Salvatore di Messina; si presentò al suo igumeno e gli chiese di giudicarlo degno di accoglierlo e di indossare l’abito monastico. Questi, sapendo da tempo chi fosse e da dove venisse, riconoscendo la pietà e la condizione del giovane, lo accolse ben volentieri. Dopo averlo guidato e istruito, gli tagliò i capelli e lo enumerò tra i fratelli: in seguito ricevette tutti gli ordini sacri. Avendo vissuto a lungo nella stessa fraternità, fu preso dall’irresistibile desiderio di tornare dalle sue parti per dedicarsi a Dio in solitudine e allontanarsi dagli scandali che si possono verificare in un cenobio. Presentatosi al Superiore, gli manifestò la volontà di vivere in solitudine e lo trovò incline e d’accordo con le sue parole: in spirito quegli vide che Cipriano si avviava all’esicasmo.

Da Messina, Cipriano si trasferì quindi in una proprietà di famiglia, detta Pavlìana, oggi Pavigliana, nella quale c’era un tempio bellissimo e famoso, dedicato a santa Paraskevì. Lì si dedicava alle virtù utili all’anima e si guadagnava con il proprio lavoro il pane della giornata. La sua fama si diffuse ovunque e molti afflitti da malattie fisiche e spirituali che si recavano da lui non restavano delusi nelle loro speranze perché egli, profondo conoscitore della scienza di entrambi le malattie, a tutti dispensava con abbondanza la cura senza farsi pagare. Non pochi, grazie ai suoi insegnamenti, abbandonarono la vita mondana e decisero di vivere con lui, facendosi tagliare i capelli dalle sue preziose mani.

Intanto, parte da questa vita l’igumeno Paolo del Monastero di San Nicola dei Calamizzi, e suo successore fu eletto Cipriano. Designato all’incarico non dagli uomini ma dall’alto, con premura e impegno insegnò in modo divino tutto ciò che era gradito a Dio e utile alla vita monastica, presentandosi a tutti come copia, modello e regola perfetta.

Mentre si impegnava bene in tutte queste cose, molto si logorava e soffriva per il suo gregge. La situazione illegale di quel tempo, spingeva i Latini a ridurre a male le cose del monastero, ma l’uomo di Dio non si stancava di ammonire, supplicare, esortare a temere Dio e smettere di trattare ingiustamente la Chiesa ortodossa. E si placarono nel fare il male; anzi alcuni dei Latini si fecero familiari della Chiesa e fratelli del monastero.

Dopo essere vissuto sempre bene e giunto a grande vecchiaia, per grazia del Santissimo Spirito conobbe la sua partenza verso Dio. Pur essendo senza forze per la vecchiaia e pur avendo il piede destro paralizzato tanto che non poteva fare nemmeno un passo senza il bastone (il grande odio di Satana lo aveva fatto precipitare da un carro e gli aveva maciullato un piede), prese due fratelli e, salito su una carrozza, si recò in tutti i metochia del monastero. In ciascuno si fermò un giorno, per consigliare e istradare i fratelli che c’erano lì, dettando le ultime volontà. Infine, dando a tutti il perdono, chiedeva il loro perdono: quelli gli concedevano il perdono, abbracciandolo e baciandogli le mani e i piedi, senza che essi capissero perché. Dopo avere fatto questo in tutti i metochia, tornò al monastero, si ammalò subito e si addormentò nel sonno dei giusti, attorno all’anno 1240, insegnando a tutti, ammaestrando tutti, perdonando tutti.

21           Ingresso della Madre di Dio al Tempio: licenza di pesce.

                San Gelasio, papa di Roma Antica, che si addormentò nell’anno 496.

                Il nostro venerando padre Nicola, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula negli anni 1152-1174.

22          La santa martire Cecilia.

                Il nostro venerando padre Nicodemo, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula, che si addormentò nell’anno 1220.

23          Il nostro venerando padre Anfilochio.

                San Clemente, discepolo degli apostoli e papa di Roma, martire nel Chersoneso.

                San Saturnino, martire in Cagliari.

                Il nostro padre tra i santi Ermogene, vescovo di Agrigento.

24          Il nostro padre tra i santi Gregorio, vescovo di Agrigento.

Il padre, Caritone, era cantore; la madre si chiamava Teodote; fu immerso nel Lavacro della rinascita dal vescovo Potamione. Gregorio apprese la grammatica, la lettura, il calcolo e il ciclo annuale delle feste, imparò a memoria il salterio, e a dodici anni fu ordinato lettore: aveva una voce molto dolce nel canto; era biondo, dagli occhi belli, bocca e naso armoniosi, sopracciglia perfette, labbra sottili. Preso dal desiderio di visitare i Luoghi Santi, di nascosto Gregorio si imbarcò su una nave diretta a Cartagine, da dove si recò a Tripoli di Siria e poi a Gerusalemme. In un anno tra il 665 e il 676, fu ordinato diacono dal patriarca Macario e in seguito, dopo aver studiato retorica attica, grammatica, filosofia e astronomia, soggiornò ad Antiochia, ospite del vescovo Eustazio, e infine si stabilì nel Monastero dei Santi Sergio e Bacco, a Nuova Roma. Qui, nel 680, partecipò al VI Concilio Ecumenico, in rappresentanza del vescovo di Costantia di Cipro. Finiti i lavori conciliari, Gregorio si trasferì nel Monastero di San Saba sull’Aventino, nell’antica Roma.

Intanto la Chiesa di Agrigento era divisa da lotte intestine: alla morte del vescovo Teodoro, alcuni volevano eleggere il sacerdote Sabino, altri il diacono Crescentino. Su proposta dell’arcidiacono Euplo, fu scelto invece Gregorio, che era stato onorato grandemente dal Concilio di Costantinopoli.

Gregorio prese possesso della sua diocesi ma, accusato falsamente da alcuni eretici, per ordine del Papa fu rapito, portato a Roma e messo in carcere. L’imperatore e il Patriarca ecumenico, appresa la notizia dell’arresto di Gregorio, mandano subito a Roma Antica i vescovi di Ankira, di Cizico e di Corinto, il diacono Costantino di Santa Sofia e lo spatario Marciano, che ne ottengono la liberazione. Gregorio si recò quindi a Costantinopoli e, insieme all’imperatore Giustiniano II, dedicò tutta la quaresima del 692 a preparare il Concilio Quintosesto, i cui canoni tentarono di riportare la cristianità occidentale all’ortodossia della tradizione liturgica e disciplinare. Gregorio fa quindi ritorno ad Agrigento, colmo di doni avuti dall’imperatore e dalla sua sposa Teodora: non gli fu possibile però rientrare nell’episcopio, occupato dagli eretici, e fu costretto a stabilirsi presso l’edificio sacro agli dei Eber e Raps, che trasformò in tempio cristiano, dedicato ai santi Pietro e Paolo. Dopo una lunga vita e dopo aver edificato il popolo con molti miracoli, Gregorio si addormentò in pace.

25          La santa grande martire e sapientissima Caterina: licenza di vino e olio.

                La lotta del grande martire Mercurio.

                San Felice il Confessore.

Vescovo di Ravenna, fu accecato e relegato nel Ponto, e restituito alla sua sede soltanto nel 712.

26          Il nostro venerando padre Alipio.

                San Siricio, papa di Roma Antica, che si addormentò nel 399.

27           Il santo martire Giacomo il Persiano.

28          Il santo martire Stefano il Nuovo.

                Il santo imperatore Maurizio che nell’anno 602, per imitare i martiri, accettò volontariamente la morte inflittagli da un mostro sanguinario.

                San Gregorio III, papa dell’antica Roma, che si addormentò in pace nell’anno 741.

29          Il santo martire Paramone.

30          Il santo apostolo Andrea il Primochiamato: licenza di vino e olio.